Il backup è quella cosa che dovevamo fare prima

Una delle cose che i lettori ci chiedono più spesso è che fine abbia fatto il vecchio sito web, con il suo bellissimo forum, che in tanti anni aveva raccolto opinioni, richieste di aiuto, e proposte da migliaia di utenti. La risposta è che, purtroppo, il disco rigido del nostro server ha semplicemente smesso di funzionare. E il backup? Non avevamo un backup. Perché il backup è sempre quella cosa che bisognava fare prima, un po’ come un vaccino. Inutile disperarsi nel momento della malattia, se la si poteva evitare facilmente premunendosi. A dirla tutta, avevamo un backup, ma interno, ospitato sulla stessa macchina. Utile in caso di modifiche errate alla configurazione del server, ma anch’esso perso nel danneggiamento dell’hard disk. Il quale, purtroppo, non ci ha dato segnali tramite lo S.M.A.R.T. prima di smettere di funzionare.

Passato e futuro del nostro sito web

Siamo stati particolarmente sfortunati, perché i nostri tecnici hanno recuperato l’hard disk e hanno tentato un ripristino, cosa che in genere è fattibile almeno in parte, ma che in questo caso non si è rivelata utile: i dati sono perduti per sempre. Abbiamo impiegato dei mesi nel tentativo di recuperare almeno vecchie versioni del forum, ma senza successo. Poi, ci siamo chiesti cosa fare. Ci siamo chiesti se avesse senso ricostruire un forum da capo, oggi, in un mondo dominato dai social network, in cui chi ha bisogno di una mano chiede consigli su Facebook, su Reddit, o su qualche variazione di StackExchange. E abbiamo capito che no, non ha senso.

Quindi cosa sarà questo sito web? Sarà un’estensione della rivista, ma cercheremo di sfruttare appieno le funzionalità offerte dal web come mezzo di comunicazione. I siti web delle riviste sono solitamente gestiti come dei semplici luoghi per pubblicare articoli, come se fossero altra carta stampata. Ma la realtà è che il web si presta molto al dialogo e soprattutto alla collaborazione. È in quest’ottica che abbiamo deciso di lanciare, per esempio, il progetto ItaliaLiberata, per raccogliere in un unico punto tutte le informazioni disponibili riguardo il passaggio al software libero da parte di amministrazioni pubbliche, aziende, e associazioni. Tutti possono contribuire, aggiungendo informazioni e permettendo alla mappa di crescere. La nostra redazione farà il possibile per verificare tutte le nuove segnalazioni, e ogni tanto analizzeremo i dati per valutare l’andamento cronologico della diffusione del software libero.

Ma non dimentichiamo la vocazione tutorialistica della nostra rivista, visto che il nostro obiettivo principale è diffondere la coscienza e la conoscenza dell’informatica in generale, e del software libero e open source in particolare. A questo proposito, visto che abbiamo aperto questo sito web dalle ceneri del vecchio forum defunto per un danno all’hard disk, vi spieghiamo come provare a recuperare un disco che sembra irrimediabilmente compromesso. Si tratta di una soluzione estrema, ma che in alcuni casi può dare qualche speranza di recuperare i file. A noi non è stata utile, ma magari qualche lettore potrà essere più fortunato.

Salvataggio estremo per HD danneggiati

Prima di buttare via un hard disk che non funziona più, si può provare qualche tecnica estrema per avere almeno una speranza di salvare i dati. La prima cosa da fare è rimuovere l’hard disk dalla sua custodia: se si tratta di un disco interno, basta aprire il case del proprio computer e rimuovere le viti che fissano l’hard disk. I dischi in circolazione hanno ormai tutti un attacco di tipo SATA, siano essi dischi da PC fissi o portatili. Se si tratta di un disco esterno USB, in realtà è anch’esso un disco come tutti gli altri, bisogna solo trovare il modo di aprire la sua custodia (questo annullerà la garanzia, ma se vogliamo recuperare i dati non si può fare altrimenti). A volte, i case degli hard disk esterni sono costruiti per non essere smontati facilmente, chiusi con rivetti, plastiche a incastro, o persino della resina. In quei casi non c’è alternativa, e bisogna distruggere la custodia segandola lungo gli spigoli: naturalmente, si deve fare molta attenzione per evitare di danneggiare il disco e gli altri componenti (tipicamente, un adattatore USB/SATA).

Bisogna poi collegare l’hard disk a un adattatore, meglio se un adattatore per HD esterni SATA/USB che rimane aperto, così da poter guardare il disco mentre lo si prova. A volte, infatti, capita che ad essere danneggiato sia solo il collegamento a cui il disco era connesso, soprattutto per quanto riguarda l’alimentazione. Se il disco danneggiato era un HD esterno, è facile che a non funzionare sia in realtà l’alimentatore o l’adattatore USB, e semplicemente sostituendolo si risolve il problema. Attenzione, però: se il disco in questione è di quelli composti, cioè contiene in realtà due dischi distinti, l’adattatore che si usa deve supportare questo tipo di dischi, altrimenti non funzionerà.

Se poi il disco non è ancora funzionante, ma almeno sembra accendersi correttamente (lo si sente girare), significa che probabilmente il danno sta nella testina magnetica, che dovrebbe scorrere sul disco per leggere e scrivere i dati. A volte capita che la testina si blocchi, uscendo dal suo tracciato. Questo perché il braccio che la muove ha sempre un angolo più ampio dello stretto necessario, e una temporanea sovra alimentazione del suo circuito di controllo lo fa uscire dalla traccia, col risultato che la testina salta fuori dal disco e non riesce più a tornarci sopra. La soluzione è aprire il disco e provare a riposizionare la testina manualmente. Chiariamo che questa procedura va eseguita soltanto se si suppone che il fallimento dell’hard disk dipenda da un problema hardware nel movimento della testina, se non si sente il disco girare quando è alimentato è probabile che il problema stia solo nel circuito di controllo.

Per aprire un disco rigido bisogna rimuovere una serie di viti, solitamente usando il cacciavite standard T9. Questa operazione va eseguita nella pulizia più assoluta: idealmente bisognerebbe avere una stanza completamente vuota, senza un granello di polvere, indossando quanti in lattice, una tuta monouso e una cuffia per i capelli. Ogni sporcizia che penetra nell’hard disk può danneggiare irrimediabilmente i supporti magnetici. Ora, i dischi sono solitamente più robusti di quanto si immagina, e anche con qualche granello di polvere al loro interno possono comunque funzionare senza troppi problemi per qualche giorno, giusto il tempo di provare a recuperare i dati. Però è meglio non sfidare troppo la sorte, e cercare di ridurre il più possibile l’ingresso di polvere e capelli. È bene avere a portata di mano dell’aria compressa, per pulire il più possibile la superficie del disco magnetico prima della chiusura. Quando si apre il contenitore, e si accede a disco e testina, si può diagnosticare il problema. Se la testina è posizionata al di fuori del disco, è chiaro che debba essere riposizionata. Bisogna agire con molta cautela, toccando il braccio della testina e l’asse centrale del disco con dei cacciaviti, esercitando minore pressione possibile: usando direttamente le dita si rischia di premere troppo e deformare il braccio. Sono necessarie due mani, perché bisogna spostare la testina verso il centro del disco mentre, con la stessa velocità, si fa ruotare il disco a favore della testina (nel verso che va dal lato largo a quello stretto del braccio). Si può poi richiudere il disco e collegarlo al PC per controllare se i dati risultano finalmente visibili.

Comunque vada non dimentichiamo che, a meno di danni fisici notevoli come incendi e flessioni del metallo, i dati sono ancora lì, sul disco magnetico. Che non è altro che un grosso “floppy disk” non flessibile quindi, per fare una metafora, mantiene le informazioni anche se la custodia di plastica viene distrutta, basta inserirlo in un’altra custodia. Il disco magnetico di un hard disk può essere recuperato smontando le viti che lo bloccano nel suo asse centrale. Naturalmente, va manipolato con molta cautela. Bisogna poi procurarsi un hard disk quanto più simile possibile, idealmente lo stesso modello, e scambiare i dischi magnetici. Richiudendo il disco nel suo nuovo involucro, diventa possibile tentare la lettura dei dati, perché sono state eliminate tutte le altre variabili: se la testina o i circuiti di controllo erano danneggiati, ora è tutto risolto. Tuttavia, ricordiamo che il disco non avrà comunque vita lunga, perché essendo stato aperto qualche granello di polvere sarà inevitabilmente entrato e prima o poi la polvere graffierà il materiale magnetico dalla superficie del disco, eliminando tutti i nostri dati. Questa tecnica è pericolosa, e va seguita soltanto se ogni altra opzione per il recupero dei dati non è possibile: esistono aziende che offrono questo tipo di servizio per qualche centinaio di euro, ma non tutti possono permettersi di pagare tanto per un disco su cui, magari avevano solo memorizzato le foto delle vacanze. In una situazione disperata, provare a aprire il disco può offrire almeno una minima speranza, prima di buttare via per sempre il disco difettoso. Naturalmente, non nel caso dell’immagine che abbiamo messo in evidenza (questa: https://www.flickr.com/photos/jon_a_ross/1482849745), perché se il disco si frammenta non c’è nulla da fare. E purtroppo a volte accade, con modelli difettosi. Ma di solito non è così, e c’è sempre una speranza.

Luca Tringali

Luca Tringali

Giornalista, autore per GNU/Linux Magazine Italia dal 2010, e attuale redattore della rivista. Si occupa di divulgazione scientifica e tecnologica, in particolare nel campo dell'intelligenza artificiale e la sicurezza informatica.